Tra i chiari rami dei tigli
muore un malato hallalì.
Ma argute canzoni
volteggiano tra le vigne.
Che il nostro sangue rida nelle vene,
ecco che s’aggrovigliano le viti.
Il cielo è dolce come un angelo.
L’azzurro e l’onda si baciano.
Esco. Se un raggio mi ferisce
soccomberò nel muschio.
Esser pazienti ed annoiati
è troppo semplice.
Derido le mie pene.
Voglio che la drammatica estate
mi leghi al suo carro di fortuna.
Che per te molto, o Natura
- ah, meno solo e meno nullo! - io muoia.
Mentre i Pastori, è strano,
muoiono quasi per il mondo.
Voglio che le stagioni mi consumino.
A te, Natura, reco me,
la mia fame, e tutta la mia sete.
E, se puoi, nutri, disseta.
Più nulla m’illude;
e come ridere ai parenti, ridere al sole,
ma io non voglio ridere più a niente;
che sia libera questa sfortuna.
Maggio 1872.
“Bisogna essere molto forti per amare la solitudine
bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori del comune
non si deve rischiare raffreddore, influenza o mal di gola
non si devono temere rapinatori o assassini
se tocca camminare per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera bisogna saperlo fare senza accorgersene
da sedersi non c’è
specie d’inverno
col vento che tira sull’erba bagnata,
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte senza doveri o limiti di qualsiasi genere.
Il sesso è un pretesto.
Per quanti siano gli incontri
non sono che momenti della solitudine
più caldo e vivo è il corpo gentile che unge di seme e se ne va, più freddo e mortale è intorno il diletto deserto
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso, non il sorriso innocente o la torbida prepotenza di chi poi se ne va
egli si porta dietro una giovinezza enormemente giovane
e in questo è disumano, perché non lascia tracce, o meglio, lascia una sola traccia che è sempre la stessa in tutte le stagioni.
Un ragazzo ai suoi primi amori altro non è che la fecondità del mondo.
E il mondo che così arriva con lui
appare e scompare, come una forma che muta.
Restano intatte tutte le cose, e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito.
Dunque la solitudine è ancora più grande se una folla intera attende il suo turno:
cresce infatti il numero delle sparizioni
- l’andarsene è fuggire -
e il seguente incombe sul presente come un dovere, un sacrificio da compiere alla voglia di morte.
Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena, e per te non è mutato niente
allora per un soffio non urli o piangi
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza, e forse un po’ di fame.
Enorme, perché vorrebbe dire che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe esser più soddisfatto,
e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?
Non c’è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere,
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.”
- Pier Paolo Pasolini
Il segretario Pd, Pierluigi Bersani, auspica che il governo affronti la questione per “una regolarizzazione moderna delle convivenze stabili tra omosessuali”. Ma con dei paletti: “Terrei fuori dal dibattito la parola matrimonio, che da noi comporta una discussione di natura costituzionale, al contrario di altri Paesi”.
Sipario.
(non ditegli di leggere la Costituzione che poi gli prende un colpo!)