Bandiere di Maggio - Rimbaud
Tra i chiari rami dei tigli
muore un malato hallalì.
Ma argute canzoni
volteggiano tra le vigne.
Che il nostro sangue rida nelle vene,
ecco che s’aggrovigliano le viti.
Il cielo è dolce come un angelo.
L’azzurro e l’onda si baciano.
Esco. Se un raggio mi ferisce
soccomberò nel muschio.
Esser pazienti ed annoiati
è troppo semplice.
Derido le mie pene.
Voglio che la drammatica estate
mi leghi al suo carro di fortuna.
Che per te molto, o Natura
- ah, meno solo e meno nullo! - io muoia.
Mentre i Pastori, è strano,
muoiono quasi per il mondo.
Voglio che le stagioni mi consumino.
A te, Natura, reco me,
la mia fame, e tutta la mia sete.
E, se puoi, nutri, disseta.
Più nulla m’illude;
e come ridere ai parenti, ridere al sole,
ma io non voglio ridere più a niente;
che sia libera questa sfortuna.
Maggio 1872.
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